Il silenzio oltre il suono: viaggi tra lo spazio e il mare profondo

silenzio

C’è un confine invisibile che separa ciò che possiamo udire da ciò che non possiamo nemmeno immaginare. Un confine che attraversa due mondi agli antipodi. Lo spazio e l’oceano profondo.

Entrambi immersi in un silenzio che non è assenza, ma linguaggio, il silenzio dello spazio cosmico e quello degli abissi marini raccontano storie diverse, eppure misteriosamente simili.

L’uno si estende oltre l’atmosfera, l’altro si inabissa sotto il limite della luce. Entrambi ci interrogano sul senso dell’ascolto, sulla tecnologia necessaria per percepire ciò che non parla e sulla nostra posizione nell’universo e negli oceani della Terra.

«Nello spazio nessuno può sentirti urlare», recitava lo slogan del celebre film Alien. È vero, nel vuoto cosmico, il suono, come lo conosciamo, non si propaga.

Senza un mezzo fisico come l’aria o l’acqua, le onde sonore non possono viaggiare. Ma il silenzio cosmico è solo apparente. Ogni angolo dell’universo è attraversato da segnali, onde elettromagnetiche, emissioni radio, raggi cosmici.

Non possiamo udirli con le orecchie, ma possiamo “ascoltarli” con strumenti adatti. Così, dai radiotelescopi agli interferometri, dall’osservazione delle onde gravitazionali ai sensori di fondo a microonde, la tecnologia ci permette di trasformare il silenzio dello spazio in una sinfonia comprensibile.

Nel mare profondo, invece, il silenzio ha un’altra natura.

L’acqua, molto più densa dell’aria, trasmette il suono con efficacia straordinaria. Ma scendendo a migliaia di metri di profondità, oltre la zona batipelagica, il rumore umano si attenua. Solo alcune creature abissali emettono suoni, spesso per comunicare o localizzare le prede, ma l’ambiente circostante resta ovattato, come se la pressione schiacciasse anche le onde sonore.

 Qui, il silenzio non è vuoto, ma attenuazione. Un invito a imparare linguaggi più sottili.

Sia nello spazio che nel mare, la nostra capacità di ascoltare è vincolata alla mediazione tecnologica.

Nel COSMO, riceviamo segnali da miliardi di anni luce grazie a strumenti come il James Webb Space Telescope o il radiotelescopio LOFAR. Anche i segnali debolissimi del fondo cosmico a microonde ci raccontano l’eco del Big Bang.

James Webb Space Telescope

Webb studia ogni fase della storia del nostro Universo, dai primi bagliori luminosi dopo il Big Bang alla formazione di sistemi solari capaci di sostenere la vita su pianeti come la Terra, fino all’evoluzione del nostro Sistema Solare. Webb è stato lanciato il 25 dicembre 2021. 

LOFAR

LOFAR (Low Frequency Array) è un radiointerferometro a bassa frequenze composto da stazioni osservative disseminate in tutta Europa, che utilizza un progetto innovativo di antenna phased-array ed una infrastruttura innovativa di computer e reti per gestire il volume di dati collezionati estremamente grande. Ricopre l’intervallo di frequenze da 10-240 MHZ, largamente inesplorato, con una nitidezza senza precedenti.

Negli OCEANI, invece, la scienza si affida a idrofoni, sonar passivi e sensori acustici a bassa frequenza.

Il progetto internazionale Argo utilizza galleggianti autonomi per raccogliere dati termici e acustici fino a 2000 metri di profondità, mentre il programma Deep Argo spinge oltre i 6000 metri. Gli strumenti devono resistere a pressioni estreme e decifrare rumori deboli, come quelli generati dal movimento delle placche tettoniche o dalle balene che migrano nel buio.

Il programma Argo

L’accuratezza nei dati sugli oceani è fondamentale per comprendere il clima della Terra ed effettuare previsioni sul modo in cui cambierà nel futuro.

A tal fine,il programma  internazionale Argo lanciato nel 1999, ha istituito una rete di galleggianti dislocati in svariate zone degli oceani di tutto il mondo.

La rete è costituita da migliaia di strumenti autonomi che trascorrono quasi tutto il proprio ciclo vitale al di sotto della superficie marina, a profondità che raggiungono i 2 000 metri.

 I dati relativi a temperatura, salinità e composizione chimica del mare vengono trasmessi ai satelliti per essere poi inviati alle stazioni riceventi a terra. «Questi dati, disponibili ad accesso libero e aperto, vengono forniti in tempo reale agli utenti operativi, come gli uffici meteorologici, e ai fini della ricerca e del monitoraggio dei cambiamenti climatici», spiega la responsabile del progetto Euro-Argo RISE Estérine Evrard, attiva presso l’istituto di ricerca francese Euro-Argo ERIC

Il silenzio, in entrambi i casi, è solo un’apparenza

È un contesto entro cui risuona l’informazione. La sfida è ascoltare meglio, più a fondo, più lontano.

Ogni sistema ha un “rumore di fondo”: fluttuazioni quantistiche, vibrazioni termiche, segnali invisibili. L’osservazione scientifica mira spesso proprio a distinguere il segnale dal rumore, a isolare il messaggio in un ambiente apparentemente muto.

Le missioni spaziali come LISA (Laser Interferometer Space Antenna) saranno capaci di “ascoltare” onde gravitazionali debolissime grazie a un silenzio cosmico misurato con precisione millimetrica.

Allo stesso modo, nei mari più profondi si studiano i cosiddetti soundscape, paesaggi sonori che permettono di valutare l’impatto del traffico navale e dell’attività sottomarina sull’ecosistema.

Dal suono delle balene a quello dei quasar

  • Balene abissali: I canti delle balene possono viaggiare per centinaia di chilometri sott’acqua. Alcuni studiosi li considerano forme complesse di comunicazione sociale.
  • Quasar cosmici: Gli impulsi radio emessi dai quasar, oggetti galattici estremamente energetici, vengono captati come “rumori” cosmici da radiotelescopi sulla Terra.

Il silenzio di spazio e mare non è solo una questione tecnica. È anche un potente simbolo culturale. Nella letteratura, il mare profondo è sempre stato luogo di mistero e trasformazione, da Moby Dick alla Ballata del vecchio marinaio, l’oceano è un personaggio, non solo un ambiente. Lo stesso vale per lo spazio, da 2001: Odissea nello spazio a Interstellar, che celebrano l’incontro tra l’infinitamente lontano e l’intimità del pensiero umano.

Ma è anche un tema ingegneristico. In entrambi gli ambienti, il silenzio (o meglio, la gestione del rumore) è cruciale per la navigazione e la comunicazione. Le missioni interplanetarie devono ridurre al minimo le interferenze elettromagnetiche. I sottomarini devono operare in silenzio per evitare rilevamenti nemici. La scienza del silenzio diventa tecnologia stealth.

Anche l’Italia è protagonista in questo viaggio nel silenzio.

Il progetto KM3NeT, installato nelle profondità del Mar Ionio, è un gigantesco telescopio sottomarino che “ascolta” neutrini provenienti dal cosmo. Una struttura unica al mondo, che unisce spazio e mare, scienza e abisso.

In orbita, invece, l’Italia partecipa a missioni scientifiche con ESA e NASA per lo studio delle onde radio e delle emissioni cosmiche, contribuendo con tecnologie avanzate e competenze accademiche.

Il silenzio ci insegna a prestare attenzione. In un mondo sovraccarico di dati, rumori e comunicazioni, lo spazio e il mare ci costringono a rallentare, ad ascoltare ciò che non parla.

Forse è proprio qui che si nasconde la vera innovazione, non nel dire di più, ma nel comprendere meglio. Imparare a sentire il silenzio può diventare la frontiera successiva della ricerca e della consapevolezza. Tecnologica, scientifica, ma anche culturale.

Esplorare il silenzio dello spazio e del mare profondo significa riscoprire la nostra capacità di ascolto. Significa accettare che il silenzio è, in fondo, una forma di linguaggio. E che, forse, solo attraverso questo ascolto profondo possiamo davvero comprendere il nostro posto, tra le stelle e negli abissi.

Spazio-mare-Roberta-Busatto_

Giornalista, specializzata in Economia dello Spazio, in Economia del Mare e in Mindfulness - istruttrice MBSR e facilitatrice LEGO® SERIOUS PLAY® .Dal 2004 si occupa di Aerospazio e dal 2011 di Economia del Mare. Dirige Economia dello Spazio Magazine, Economia del Mare Magazine e Space& Blue Magazine, oltre a seguire le relazioni istituzionali ed esterne in questi settori per importanti stakeholder. Ideatrice del Progetto "Space&Blue Made in Italy" con il suo Forum Space&Blue e del Progetto "Blue Forum Italia network".