
Massimo Comparini: “Una space economy forte e strutturata richiede numeri, tecnologia e persone. L’Italia oggi è pronta a fare il salto di qualità.”
Massimo Comparini Managing Director Space Division di Leonardo è intervenuto al convegno dell’ Osservatorio Space Economy del Politecnico di Milano nella Opening session – “Space Economy italiana e trasformazione geopolitica, industriale e normativa”
Alcuni passaggi dell’intervento.
“Poche settimane fa eravamo proprio qui a Milano, al CESI, insieme al Ministro Urso , per inaugurare la nuova linea di produzione di celle solari per applicazioni spaziali. Una linea che, di fatto, replica e rilancia una capacità industriale preesistente, oggi potenziata grazie a Space Factory, una misura del PNRR con l’Agenzia Spaziale Italiana nel ruolo di Contracting Authority.
Space Factory sarà articolata in una rete di fabbriche federate Argotec, Seatel, Italian Space, Italia, CIRA e rappresenta per me qualcosa di particolarmente significativo. Già all’inizio del 2020, prima che la pandemia avesse l’impatto che ben conosciamo, avevo suggerito al Ministro di allora che il nostro Paese era maturo per uno scale-up produttivo, soprattutto guardando al mondo delle costellazioni. E quando si cominciò a delineare la struttura del PNRR per lo spazio, ero convinto che potesse diventare non solo un laboratorio di innovazione tecnologica, ma un vero laboratorio di innovazione Paese.
E credo che ciò che stiamo cominciando a vedere oggi lo confermi. Anche oggi, ad esempio, abbiamo ricevuto la prima immagine di uno dei tanti satelliti che saranno lanciati. Il PNRR, insieme ai crescenti investimenti del Governo italiano tramite ASI e al ruolo dell’Italia nell’ESA, sta determinando un riposizionamento strutturale della nostra space economy a un livello completamente nuovo. Non perché l’Italia non fosse già un paese spaziale — siamo la sesta economia spaziale al mondo — ma perché oggi il sistema Paese è più coeso, più strutturato, più consapevole delle proprie potenzialità.”
“Il secondo pensiero riguarda ciò che tu hai accennato rispetto alle trasformazioni tecnologiche, industriali e geopolitiche in atto. Lo spazio, oggi, è uno specchio di ciò che sta accadendo nel mondo. È un laboratorio avanzato di trasformazioni complesse. Non possiamo più immaginare lo spazio come qualcosa di avulso dallo scenario geopolitico globale. Né possiamo ignorare che, oggi, lo spazio è sempre più rilevante per le nostre strategie di difesa e sicurezza — e non intendo una militarizzazione dello spazio, ma un suo impiego strategico per proteggere i territori, le infrastrutture, i cittadini. Penso che la sezione dell’Osservatorio dedicata all’osservazione della Terra e ai servizi abilitati da queste infrastrutture lo evidenzi con grande forza.
E nonostante la complessità, io sono ottimista. Sarà che mi sono concesso una chinotto stamattina, ma credo davvero che l’Italia stia affrontando questa fase con una space economy forte, in crescita, strutturata.”
“Ho tre parole chiave qui con me: numeri, tecnologia, persone.
Se guardiamo ai numeri — e la roadmap dell’Osservatorio dal 2020 al 2024 lo dimostra, la space economy italiana è cresciuta. È cresciuta grazie all’aumento degli investimenti istituzionali, ma anche grazie a un interesse privato più maturo, più profondo, più concreto. E a una capacità crescente di organizzare tecnologia e sistemi complessi in modo coerente.
Sul piano tecnologico, oggi non c’è dominio spaziale nel quale l’Italia non abbia progetti e posizioni di punta. L’osservazione della Terra è storicamente un’eccellenza, tanto a livello architetturale quanto tecnologico. Nell’esplorazione spaziale, l’Italia gioca un ruolo cruciale: l’80% delle infrastrutture destinate all’orbita cis-lunare è realizzato nel nostro Paese. Il primo lander europeo sarà italiano, così come il primo modulo lunare di superficie che si sta studiando con ASI.
E non è solo per realizzare tecnologie “astruse”. Il ritorno sulla Luna ha oggi una funzione molto diversa da quella di sessant’anni fa. Il Trunting Council, think tank internazionale sulla sicurezza, sottolinea come la capacità di costruire infrastrutture nell’orbita cis-lunare e di posizionare asset nei punti lagrangiani rappresenti una delle competenze più strategiche delle prossime decadi. Punti in cui, per equilibrio di forze, è possibile mantenere infrastrutture con un dispendio energetico minimo”
Anche nelle telecomunicazioni, l’Italia guida studi europei sull’architettura delle reti quantistiche (QKD), sulle tecnologie fotoniche, e sull’impiego di comunicazioni ottiche e laser ad altissime prestazioni.
Ma non basta.
Numeri e tecnologie sono fondamentali, ma rischieremmo di costruire un bel paesaggio da se non affrontassimo anche qualche nodo critico.
Il più urgente è quello delle competenze.
Per progettare il futuro servono persone, servono skill, serve know-how. Oggi l’Italia è in grado di fare molto, ma dobbiamo capire come continuare a farlo nei prossimi anni. La Società Italiana di Elettronica ci ricorda che il nostro sistema forma circa un migliaio di ingegneri elettronici all’anno. Non è sufficiente per sostenere uno sviluppo esponenziale del settore.
Per questo, è fondamentale un vero ecosistema che unisca centri di formazione, ricerca e impresa, capace di generare continuamente nuove generazioni di talento e competenza. Solo così potremo consolidare ciò che abbiamo raggiunto e abilitare ciò che vogliamo costruire”









