
Lo studio pubblicato da Eurispes propone sette strategie per sostenere la space economy in Italia
Alcuni dati
È stato pubblicato da Eurispes il 14 marzo uno studio sulle prospettive dell’economia dello spazio in Italia. Al momento la “New space economy” fa capo a circa lo 0,35% del Pil mondiale e secondo il World Economic Forum avrebbe raggiunto il valore di 630 miliardi di dollari nel 2023 e potrebbe raggiungere gli 1,8 trilioni di dollari entro il 2035. Si stima inoltre che la space economy potrebbe raggiungere, entro il 2040, un valore compreso tra 1000 e 2700 miliardi di dollari. Dallo studio di Eurispes emerge che l’Italia è il sesto Paese al mondo per rapporto fra investimenti nello spazio e Pil e il terzo in Europa.
Questo rapporto negli ultimi anni è quasi raddoppiato, con una crescita media annua del 9,5%. Ottantotto paesi al mondo investono in programmi spaziali di cui quattordici hanno capacità di lancio e l’Italia è tra i nove dotati di un’agenzia spaziale, con un budget di oltre 1 miliardo di dollari all’anno. Nel 2023 il Made in Italy nel settore spaziale ha prodotto esportazioni per 7,5 miliardi, in crescita del 14% rispetto al 2022. Nei primi otto mesi del 2024 il dato delle esportazioni italiane nel settore è stato di 4,3 miliardi.
Una filiera completa
L’Italia è anche uno dei pochi paesi ad avere una filiera completa su tutto il ciclo: dall’accesso allo spazio alla manifattura, dai servizi per i consumatori ai poli universitari e di ricerca, con un mercato in cui operano all’incirca 200 aziende dal fatturato annuo di più di 2 miliardi di euro. Il comparto spaziale italiano è comunque ancora composto, per circa l’80%, da piccole e medie imprese.
Inoltre, nel 2016 l’Italia si era già dotata di un “Piano strategico Space Economy”, poi parzialmente confluito, come “Piano a Stralcio Space Economy”, nel Piano Imprese e Competitività Fsc, con un investimento Paese di circa 4,7 miliardi di euro, di cui circa il 50% finanziato con risorse pubbliche in aggiunta rispetto a quelle ordinariamente destinate alle politiche spaziali. Nel periodo 2023-2027, i finanziamenti pubblici destinati all’ecosistema spaziale nazionale raggiungeranno gli oltre 7 miliardi di euro. Tali prospettive di attenzione e sviluppo sono peraltro in linea con la recente approvazione da parte del Consiglio dei ministri, il 20 giugno 2024, del primo disegno di legge per una normativa nazionale sulla space economy.
Una visione comparata
Un rapido sguardo d’insieme alla situazione normativa degli altri paesi europei ed extraeuropei può farci comprendere meglio la posizione dell’Italia per quanto riguarda la space economy. Nel 2008 è stata approvata in Francia la Loi relative aux opérations spatiales (LOS), che regola le attività spaziali private, mirando a favorire lo sviluppo dell’industria spaziale francese e garantendo un quadro giuridico stabile. La legge è stata successivamente integrata con una normativa di natura tecnica (decreto del 31 marzo 2011), di recente rinnovata nel 2024.
La Germania sta ancora discutendo una legislazione nazionale specifica per le attività commerciali spaziali. Le attività spaziali del Paese sono regolate in questo momento principalmente attraverso la DLR (Agenzia spaziale tedesca) e la partecipazione all’ESA (Agenzia spaziale europea). I punti chiave della futura legge sono comunque già stati approvati dal Governo tedesco, che intende garantire la sicurezza e la sostenibilità delle attività spaziali tedesche e allo stesso tempo la posizione innovativa e competitiva delle aziende del settore.
Il Regno Unito nel 2021 ha pubblicato una Strategia Spaziale Nazionale e nel 2024 un Piano Industriale Spaziale. Nel 2018 era già stato approvato lo Space Industry Act, per regolare le attività spaziali commerciali. La Gran Bretagna sta anche sviluppando una rete di spazioporti per lanci orbitali e suborbitali e ha istituito uno specifico Fondo per l’economia spaziale.
Gli Stati Uniti possiedono invece il quadro normativo più sviluppato per le attività spaziali commerciali, un quadro multi-agenzia costituito da una serie di Acts che vanno dal 1958 (National Aeronautics and Space Act), con l’istituzione della NASA, al 2023 (Commercial Space Act).
Le sette proposte dell’Eurispes per sostenere la space economy in Italia
Lo studio dell’Eurispes propone sette strategie per sostenere la space economy in Italia:
1.Armonizzare i distretti aerospaziali e superare i limiti delle reti regionali
Tredici Distretti aerospaziali mettono in contatto in Italia le grandi aziende con le medie e piccole imprese, le start up, i centri di ricerca, le università e le agenzie nazionali. Tutte queste realtà presentano però caratteristiche differenti e non sono uniformi, né a livello statutario né giuridico. Una maggiore armonizzazione tra di loro e con le Reti regionali sarebbe dunque opportuna.
Le stesse Reti regionali, inoltre, presentano diversi limiti che ne ostacolano l’efficacia, tra cui la frammentazione delle iniziative e la mancanza di integrazione con il tessuto industriale locale. Uno dei principali problemi delle Reti è poi l’assenza di un coordinamento nazionale: ci si trova quindi spesso a lavorare su progetti simili, perdendo così l’opportunità di creare un valore aggiunto più significativo attraverso la condivisione di conoscenze e risorse.
2.Sfruttare e disciplinare le potenzialità dell’intelligenza artificiale anche in riferimento alla space economy
Nello spazio si acquisiscono grandi quantità di dati, soprattutto immagini, che devono essere trasmesse a terra per poter essere elaborate. Un primo problema è dunque quello legato alla velocità della trasmissione a terra, ad oggi ancora troppo lenta; è indispensabile dunque elaborare le immagini per una prima valutazione che permetta di spedire a terra solo quelle interessanti, o istruire il satellite su cosa inquadrare e come prendere l’immagine successiva. L’IA potrebbe velocizzare tale processo e sarebbe anche un potente strumento per l’analisi dei dati trasmessi.
Altri settori in cui l’utilizzo delle potenzialità dell’IA è fondamentale sono quelli della guida, della navigazione e del controllo autonomi, delle operazioni satellitari e della progettazione e collaudo dei veicoli spaziali. È necessario quindi disciplinare tutto questo sotto il profilo legale e normativo, garantendo che queste tecnologie siano utilizzate in modo etico e responsabile. Il Regolamento Europeo 2024/1689 (AI Act), in vigore dal 13 luglio 2024 e pienamente applicabile dal 2 agosto 2026, rappresenta un primo passo in questo senso. Questo regolamento introduce norme uniformi per la commercializzazione, l’attivazione e l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale in Ue, compresa una definizione del concetto stesso di intelligenza artificiale (art. 3).
3.Sfruttare la leva fiscale – esenzione Iva per la space economy e per i beni dual use
Per gli Stati Ue che partecipano ai programmi dell’Agenzia europea per la Difesa è prevista l’esenzione Iva per le spese di procurement militare. Questa esenzione crea un interesse commerciale per tutti i programmi di cooperazione nella difesa. L’unica clausola è che l’Agenzia deve necessariamente «portare una qualche forma di valore aggiunto al progetto in questione». Questo “valore aggiunto” può essere, ad esempio, l’apporto di conoscenza tecnica, la messa in comune della domanda (pooling demand), la costruzione di sinergie con politiche europee più ampie.
Potrebbe risultare quindi consistentemente vantaggioso estendere questa esenzione anche alla space economy e in particolare ai programmi ESA. La possibilità di considerare come beni e tecnologie duali quelli utilizzabili sia in applicazioni civili sia nella produzione di beni militari potrebbe servire da volàno finanziario per il settore.
4.Canone di uso orbitale
Uno studio pubblicato nel 2020 fra i Proceedings of the National Academy of Science proponeva un accordo internazionale che addebitasse agli operatori un canone di “uso orbitale”. Una sorta, quindi, di Imu dello spazio, a carico degli operatori satellitari per ogni singolo satellite lanciato in orbita, anche come “risarcimento” per l’inquinamento e/o rischi da detriti connessi a tale attività. Il tema è soprattutto la riflessione sulle responsabilità che abbiamo in questa corsa allo Spazio. Lo Spazio, infatti, è un bene da proteggere. Una tassa orbitale potrebbe dunque anche stimolare lo sviluppo di sistemi spaziali basati sul riciclo, o comunque maggiori politiche di resilienza.
5.Una normativa comunitaria concorrenziale sulla falsariga del Digital Market Act
L’Unione europea ha delle politiche commerciali e concorrenziali molto rigide, che sarebbe strategico per il settore spaziale alleggerire. Come già accaduto in altri settori ad alto tasso tecnologico, come l’industria energetica e il digitale, potrebbe essere il momento giusto per cambiare strategia per tutelare i privati europei che si stanno inserendo in un mercato sempre più globalmente affollato, anche attraverso una normativa simile al Digital Markets Act.
6.Applicare i suggerimenti del Piano Draghi
Il settore spaziale europeo trarrebbe vantaggio anche da regole di governance e investimento aggiornate e da un maggior coordinamento della spesa pubblica in un vero Mercato Unico per lo Spazio. Lo suggerisce il report sulla competitività europea, a firma dell’ex Presidente del Consiglio Mario Draghi, al capitolo Spazio (capitolo 4 – Strengthening industrial capacity for defence and space).
7. Promozione degli investimenti e delle fonti di finanziamento per le aziende operanti nel settore spazio – fondo sovrano europeo, minibond e private equity
Lo Spazio deve diventare uno dei pilastri della strategia per rilanciare la competitività dell’Italia e dell’Europa. La promozione della competitività europea deve passare anche attraverso investimenti nel prossimo Quadro Finanziario Pluriennale, con più risorse e strumenti finanziari adattati alle esigenze delle imprese e un approccio di finanziamento che mobiliti risorse pubbliche e private, anche attraverso un Fondo sovrano europeo. Il Giappone ha già lanciato nel 2023 un fondo strategico decennale da 6,7 miliardi di dollari per sostenere l’innovazione, l’autonomia e la competitività internazionale nel settore spaziale.
La creazione del fondo è stata inserita all’interno del Piano spaziale nazionale per permettere alla Jaxa, l’Agenzia spaziale nazionale, di supportare al meglio il settore commerciale e accademico. Una delle soluzioni più promettenti per le Pmi aerospaziali potrebbe essere l’emissione di minibond, particolarmente utili per finanziare progetti di ricerca e sviluppo, con scadenze brevi che vanno di pari passo all’avanzamento di progetti più lunghi. Il private equity è infine un’altra fonte di finanziamento che potrebbe offrire significativi benefici alle Pmi del settore.
Gli investitori di private equity forniscono infatti non solo capitale, ma anche competenze manageriali e supporto strategico. Il futuro dell’industria aerospaziale italiana dipende, quindi, anche dalla capacità delle aziende di accedere al capitale e di utilizzare efficacemente una gamma diversificata di strumenti finanziari. Se negli ultimi anni si è molto investito nel venture capital e nei programmi di accelerazione e incubazione per le start up, potrebbe assumere ora maggiore importanza il sostegno alle Pmi attraverso strumenti di private equity.
Strumenti come i corporate bond e i basket bond di filiera, regionali o multiregionali, potrebbero rappresentare opportunità concrete per ampliare le opzioni finanziarie per le Pmi. Il punto è permettere alle imprese di superare le proprie limitazioni dimensionali e accedere a capitali più consistenti (magari anche per mezzo di aggregazioni attraverso consorzi, o partnership strategiche con grandi aziende). Senza un sostegno strutturale alla filiera produttiva, le imprese rischiano di non essere competitive nel mercato globale.
Fonte studi e analisi: Fondazione Eurispes – Istituto di Studi Politici Economici e Sociali – New Space Economy, fra economia e politica – marzo 2025
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Giulia Roncari, Redazione Economia del Mare Magazine e Economia dello Spazio Magazine










