Quando è la vita a imitare l’arte, o l’arte a vedere nel nostro futuro

Visionari
Si sostiene spesso che i grandi artisti non vengano mai compresi nel loro tempo, perché il loro sguardo e il loro pensiero si trova già molto al di là dello spazio ristretto della loro esistenza terrena. Gli esempi che si potrebbero portare a favore di questa tesi sono molteplici e tutti piuttosto sconfortanti, motivo per cui si vorrebbe in questa sede insistere sull’altra verità di questo assunto: gli artisti, i grandi artisti, riescono a vedere con chiarezza la direzione presa dalla società, le sue intime evoluzioni, e di conseguenza i futuri esiti di queste.
Se in alcuni casi questo può anche rallegrarci, più spesso nel caso della fantascienza (specie di quella umanistica e sociologica) dovrebbe invece porci in una condizione di ragionevole allarme, o quantomeno di riflessione.
Il piacere di bruciare
È impossibile non provare proprio questa sensazione rileggendo oggi il capolavoro di Ray Bradbury Fahrenheit 451 (1953), ambientato in un futuro in cui leggere libri è un reato che può portare anche alla morte, motivo per cui i pompieri sono incaricati di bruciare la carta stampata invece che di spegnere incendi, mentre la società intorno a loro difficilmente esce da case innervate di una tecnologia alienante e a malapena si rende conto di essere in guerra.
All’inizio degli anni ’50 Bradbury immagina la nostra televisione, fatta di una programmazione continuata e infinita 24 ore su 24, trasmessa su schermi che sono le stesse pareti di casa. Racconta di una donna, la moglie del protagonista, che parla più ai partecipanti dei programmi TV che a persone che più vedere e toccare accanto a lei, che passa la notte con delle “minuscole conchiglie” premute nelle orecchie, quelle che decenni dopo sarebbero diventate le nostre auricolari bluetooth, insensibile a qualunque cosa accada intorno a lei.
A rompere la narrazione di tanto in tanto il tuono tremendo dei bombardieri che passano sopra alle case, ignorati da tutti. I libri continuano a bruciare, i talk show a venire trasmessi non stop, fin quando una bomba non azzera il gioco cambiando tutto.
Ipnocrazie
Quello che Fahrenheit 451 racconta, prima di ogni altra cosa, è il trionfo della società ipnocratica, che Jianwei Xun descrive con queste parole: «il primo regime che opera direttamente sulla coscienza. Non controlla i corpi. Non reprime i pensieri. Induce, piuttosto, uno stato alterato di coscienza permanente. Un sonno lucido. Una trance funzionale. La veglia, infatti, è stata sostituita da un sogno guidato. La realtà da una suggestione continua. L’attenzione viene modulata come un’onda. Gli stati emotivi vengono indotti e manipolati.
E così la suggestione si ripete, instancabile, e la realtà si dissolve in molteplici sogni guidati. Il pensiero critico viene dolcemente addormentato e la percezione viene rimodellata, strato dopo strato» (Ipnocrazia. Trump, Musk e la nuova architettura della realtà, 2025).
Se però Xun indica al lettore del suo saggio vie per capire come sopravvivere all’interno di questa pluralità frammentaria di realtà e mondi, preparandosi ad un «salto qualitativo nell’evoluzione della coscienza», il prezzo che ne paghiamo per il momento non è dissimile da quello che hanno pagato i personaggi di Fahrenheit 451:
alienazione, attacco indiscriminato a gruppi e minoranze senza la possibilità (apparentemente) di potersi difendere da questi con la logica, una desensibilizzazione sistematica al dolore dell’altro (come non pensare alla scena in cui Mildred, senza la minima emozione, comunica a Montag che la piccola Clarisse è morta, come non correre con il pensiero alle centinaia di video su Instagram e TikTok delle atrocità che si consumano a Gaza, schiacciati tra le pubblicità di prodotti cosmetici e i vari Trend?).
Bisbigli
Allora forse, cercando l’antidoto dove abbiamo trovato il veleno, potremmo ricorrere nuovamente al romanzo di Bradbury, che si conclude sì con l’ordigno nucleare che devasta la città, ma anche con una comunità di reietti che hanno memorizzato alcune delle più grandi opere letterarie dell’umanità e, nascosti ai margini della società, se le tramandano in bisbigli segreti. Una comunità che, quando la bomba cade, esce dal suo nascondiglio per tornare nel luogo dal quale era fuggita per prestare soccorso, aiutare come si può, e forse anche ricostruire una società diversa.
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Giulia Roncari, Redazione Economia del Mare Magazine e Economia dello Spazio Magazine










