
Carlo Negri: “Cresce l’interesse delle aziende per la Space Economy, ma servono competenze, supporto e strumenti per trasformarlo in valore concreto.”
I principali passaggi dell’intervento del Direttore Osservatorio Space Economy Carlo Negri nell’ambito dell’evento “Il Futuro della Space Economy Italiana” al Politecnico di Milano
“Inizio il racconto di quella che è stata la ricerca che abbiamo svolto come osservatorio quest’anno, partendo di fatto dall’approfondimento svolto sul segmento di aziende end user. Per chi ci ha seguito anche nelle scorse edizioni, di fatto siamo andati in continuità erogando anche quest’anno un questionario informatizzato di un campione rappresentativo di grandi aziende italiane operanti su tutto il territorio, che ci ha permesso quindi di riuscire a capire come questi diversi attori si stanno approcciando al tema della space economy.
Il primo elemento che ci tengo a sottolineare è come di fatto nell’ultimo anno si è accresciuto il numero delle realtà che dichiara di aver sentito parlare di space economy, un 85% che registra un incremento di 25 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Va detto che però solo una su due di queste aziende considera la space economy oggi un tema su cui è necessario fare degli approfondimenti, perché è un tema di rilievo.
Manca quel passo successivo nel comprendere ancora quelle che sono le opportunità che la space economy apre anche a settori tradizionalmente lontani dal mondo spazio.
Nota positiva però è che comunque abbiamo una porzione di aziende che sta iniziando a capire come mettere a terra prime iniziative, come andare anche a modificare i propri modelli di business in funzione delle opportunità aperte dallo spazio, una crescita di 8 punti percentuali che porta questo segmento al 21%. Complessivamente se però andiamo a vedere chi oggi ha già iniziative, progetti avviati, rimane comunque una frazione piuttosto limitata, un 7% dell’intero campione.
Diciamo che questa maggiore sensibilità verso il tema della space economy sicuramente risente positivamente del risalto mediatico che lo spazio ha avuto nell’ultimo anno, si è parlato di spazio nei principali, sempre più di spazio nei principali notiziari televisivi, c’è stata anche di stampo generalista, quindi aperte non solo agli esperti di settore, ci sono stati anche nuovi canali di comunicazione che sicuramente hanno permesso di familiarizzare con questo termine anche appunto ad un pubblico più generalista.
Questo cosa ha portato? Ha portato anche una curiosità nel cercare di approfondire in maniera individuale il tema, a titolo esemplificativo qui vi abbiamo riportato quelle che sono le ricerche fatte su google sul termine space economy, ma al tempo stesso sono cresciuti anche nei termini numerici i podcast, i sottoscrittori di newsletter che appunto testimoniano questo interesse nel provare ad andare oltre il concetto di space economy e capire che cosa ci sta dietro.
Si diceva prima che space economy va di pari passo un po’ col tema del digitale, abbiamo provato a capire se questo vale anche per il segmento end user e di fatto quello che è emerso è che di fatto esiste una sorta di legame tra la maturità che le aziende hanno sul tema del digitale e l’interesse e gli investimenti in ambito space economy.
Tanto più dunque si considera il digitale di fatto una risorsa strategica per l’impresa, tanto più si considera la space economy come un tema potenzialmente di interesse proprio in questa parte di rispondenti che troviamo anche se appunto con una frazione appunto residuale come si diceva prima, quelle realtà che hanno delle prime iniziative avviate.
Da dove parte questo avvicinamento verso il tema? Sicuramente abbiamo visto come l’evento cruciale per avvicinare un’azienda utente al mondo della space economy e far toccare con mano quello che è il reale beneficio che può arrivare dall’utilizzo delle tecnologie o dati satellitari. In modo particolare riuscire a capire quel trade-off costo-beneficio risulta essere fondamentale poi per mettere a terra dei primi POC, delle prime iniziative.
Come si arriva a questo? Ad oggi per lo più analizzando quelle che sono le iniziative dei competitor, cioè capire come aziende e concorrenzi siano arrivati a quel tipo di performance e quindi come provare perché no anche ad emulare.
Partendo perché no da esigenze disattese del mercato, quindi requisiti degli utenti che non possono ad oggi ad esempio essere soddisfatte se non integrando dei dati satellitari o ancora partendo da proposte di fornitori tecnologici che oggi sempre più stanno cercando di proporre servizi, soluzioni semplici anche da implementare per poter ripeto partire con magari piccoli POC su scala ridotta e far toccare davvero con mano quel beneficio di cui dicevamo prima.
Un percorso quindi come dire di coinvolgimento, di convincimento anche delle opportunità dello spazio che può partire da quelle che sono oggi le criticità che ci vengono segnalate dalle aziende che ad oggi non stanno investendo nella spesa economy e accanto un po’ al tema del beneficio di cui dicevo prima emergono due criticità più di stampo strutturale potremmo dire che rischiano di tenere lontane queste realtà dal mondo spazio ancora per molto tempo.
C’è un primo tema che è emerso anche nella tavola precedente di competenze cioè figure professionali all’interno delle aziende che sappiano come mettere a terra e governare poi anche i progetti una volta messi a terra e poi c’è un tema di costo da intendersi più in una logica di total cost of ownership cioè una percezione che l’utente ha del costo per poter non soltanto disporre della soluzione ma anche un costo per re-ingegnerizzare i propri processi, un costo da sostenere per fare, perché no, skilling e reskilling del proprio personale, un costo generale per superare, perché no, eventuali frizioni interne.
Partire da queste criticità avendo però in mente anche qual è il tipo di interlocutore col quale ci si troverà ad interagire.
Oggi di fatto non c’è nelle aziende end user un assetto consolidato di funzioni piuttosto che team che stanno presidiando le tematiche. Parliamo di team eterogeni con all’interno figure professionali con background e quindi competenze anche differenti spesso legate al dominio di business all’interno del quale si viene poi a mettere a terra l’iniziativa.
Questo che cosa vuol dire per un’azienda spazio che vuol fare quell’opera di convincimento di cui dicevamo prima, significa da un lato essere flessibile nell’interagire con funzioni aziendali differenti ciascuna delle quali avrà un proprio obiettivo di business differente l’una dall’altro e al tempo stesso trovare linguaggi e canali di comunicazioni differenti nel momento in cui ci si trova ad interagire con persone con figure professionali che hanno background differenti e quindi parlano tra di loro anche linguaggi diversi.
Possiamo vedere però come questo tipo di lavoro ha un suo futuro diciamo piuttosto interessante nel momento in cui vediamo come sempre se ci focalizziamo su quelle aziende che ad oggi non stanno investendo nella space economy più di una su due si dichiara interessata ad almeno una progettualità che fa leva sulle tecnologie spaziali.
Abbiamo presentato loro tutta una serie di use case basate sull’integrazione di tecnologie digitali e tecnologie space più di una su due in crescita rispetto a quanto rilevato lo scorso anno ci dice che è potenzialmente interessata a una o più di queste progettualità che spaziano davvero per diversi ambiti dal stracciamento merci in ambito logistico all’utilizzo di immagini satellitari per monitorare infrastrutture e territori piuttosto che tutto il tema del fleet manager pensando alla mobilità e alla mobilità intelligente.
È chiaro che però di fatto quel lavoro di sensibilizzazione che dicevamo prima non basta nel senso che abbiamo visto come si inizia oggi ad avere una certa sensibilità sul tema space economy si sta lavorando sul tema della compressione una volta compreso però il potenziale beneficio per mettere a terra il progetto c’è da fare un’ulteriore steppa che possiamo leggere all’interno di quelli che sono i fabbisogni che le aziende oggi ci dicono.
Un primo è sicuramente il tema della consulenza tecnica capire come integrare le tecnologie e i dati spaziali all’interno appunto di percorsi di innovazione di trasformazione digitale nelle imprese c’è un tema di formazione che va di pari passo col punto che dicevo poco fa il supporto finanziario l’abbiamo visto prima la barriera del costo percepito dai rispondenti un tema di consulenza strategico manageriale perché no questo tipo di soluzioni richiederà una reingegnerizzazione un cambiamento dei processi nel modo di lavorare delle persone e infine strumenti facili servizi pronti all’uso per far toccare ripeto con mano quanto prima possibile il beneficio quel trade off costo beneficio di cui dicevamo prima.
Provando a riassumere un po’ quello che è emerso quindi da questa rilevazione diciamo che sta aumentando l’interesse verso la space economy per lo più sono quelle aziende che hanno una maggiore propensione al digitale ad essere le prime che stanno mettendo a terra delle iniziative è fondamentale lavorare su far comprendere quello che è il beneficio arrivare ad avere una percezione tangibile del valore aggiunto di queste soluzioni”









