Al largo dei bastioni di Orione

L’influenza della costellazione dal mito alla cultura pop

orione

La costellazione

A catturare facilmente l’attenzione di chi rivolga lo sguardo al cielo notturno, specie in una fredda notte invernale, è un insieme di tre stelle (giovani e dalle temperature elevatissime) che la tradizione e il mito identificano come la cintura di Orione. Partendo da questo punto di riferimento si potrà infatti individuare il resto della costellazione, che da quell’asterismo si snoda in quello che sia i Greci che i Sumeri ritenevano essere il corpo di un gigante consegnato all’eternità del firmamento.

Il processo per il quale un essere vivente, secondo la mitologia greca, poteva venire trasformato in una costellazione si chiama ‘catasterismo’ e Orione ne è uno degli esempi più celebri. Se, infatti, i Sumeri riconoscevano in quelle stelle il loro eroe più importante, Gilgamesh, i Greci vedevano uno dei figli del dio Poseidone, Orione, il più grande cacciatore tra i mortali.

Il mito

La figura di Orione era già talmente celebre in epoca classica da aver generato innumerevoli versioni della sua storia, sia in ambito greco che romano. Secondo alcuni autori il gigante tentò violentare la dea della caccia e della luna Artemide (Diana per i Romani), che aveva fatto voto di castità. La dea, furibonda, inviò allora contro di lui lo Scorpione suo servo, che uccise oltre al cacciatore anche il suo amato cane, Sirio. Questa versione del mito spiegherebbe perché, quando la costellazione dello Scorpione sorge al di sopra dell’orizzonte, quella di Orione, invece, tramonta e perché, accanto alla costellazione del gigante, si trovi quella del Cane, la cui stella più luminosa è appunto Sirio.

Tuttavia, la versione certamente più struggente della storia è quella secondo cui Orione, dotato oltre che di una straordinaria abilità nella caccia anche di grande bellezza, avendo preso a cacciare con Artemide se ne era innamorato, essendone ricambiato al punto da portare la dea a mettere in dubbio il proprio voto. Allora Apollo, dio del Sole e gemello di Artemide, geloso e spaventato dalla forza irresistibile che i due cacciatori avrebbero costituito una volta uniti, chiamò la sorella sulla spiaggia dove sapeva che il gigante si recava spesso per nuotare, sua passione e punto debole. Indicando alla gemella un punto scuro in acqua, vicino all’orizzonte, la sfidò a colpirlo con una delle sue formidabili frecce.

La dea non mancò il segno e solo quando la marea riportò a riva il corpo senza vita di Orione capì l’inganno del gemello e, disperata, trasformò l’amato in una costellazione, donandogli così l’immortalità.

Il fascino nell’immaginario collettivo

Una storia di tale potenza tragica non poteva che accendere per questa figura un interesse e un fascino molto più forti del tempo. La gelida bellezza di questa costellazione è dunque diventata simbolo di poesia e tragica grandezza. Impossibile non sentire riecheggiare, nella propria mente, le ultime parole dell’androide Roy Batty nel film capolavoro Blade Runner (1982), quando ricordando le cose straordinarie che aveva visto nella sua vita di guerriero, «cose che vuoi umani non potreste neanche immaginare», menziona anche «navi da guerra in fiamme al largo dei bastioni di Orione», permettendo così a Ridley Scott uno splendido parallelismo tra il personaggio e la figura mitologica.

Un parallelismo che cercherà anche la serie Romanzo Criminale (2008) nella scena in cui Nero, raccontando il mito a Freddo, che si era scelto Orione come “propria stella”, gli preannuncia inconsapevolmente il suo destino.

Ma anche le singole stelle che compongono la costellazione godono di vita propria diventando spunto per altrettante suggestioni. J. K. Rowling sceglie per uno dei personaggi femminili più potenti e complessi del suo Harry Potter (1997) il nome Bellatrix, ‘la guerriera’ in latino, che compone le spalle di Orione insieme alla supergigante rossa Betelgeuse, nome scelto invece da Tim Burton per il suo spiritello porcello, che infatti gioca con la pronuncia facendolo diventare Beetlejuice (1988), ‘succo di scarafaggio’ in traduzione letterale.

Riportare qui ogni menzione nel cinema e nella letteratura della costellazione di Orione e delle sue stelle sarebbe impossibile, per questo lasciamo il lettore con la speranza di aver suscitato il desiderio di alzare ancora gli occhi al cielo e raccomandandoci di ricordare che a volte Orione, oltre a un eroe tragico, può essere anche un gatto domestico (Men in Black, 1997).

Giulia Roncari

Giulia Roncari, Redazione Economia del Mare Magazine e Economia dello Spazio Magazine