Verso una legge dello spazio tutta italiana: il DDL 1415 tra ambizioni, frizioni e futuro strategico

DDL 1415

Il Senato al lavoro sul disegno di legge che vuole dare all’Italia una cornice normativa per le attività spaziali. Tra emendamenti, alleanze internazionali e visioni di sistema, ecco come si sta riscrivendo il rapporto tra politica e spazio.

Il 2 Aprile è stata una giornata ordinaria al Senato, ma nei corridoi della 9ª Commissione si respira l’aria delle grandi decisioni. In discussione non c’è solo un articolato tecnico, il DDL 1415 approvato dalla Camera il 6 marzo.

C’è un’intera visione di Paese, quella di un’Italia che, per la prima volta, si dà una legge organica per lo spazio. Un atto atteso da decenni, che arriva in un momento in cui la geopolitica si gioca,  anche, tra le orbite.

Il disegno di legge, nato in seno al governo e frutto di un lavoro interministeriale durato mesi, mira a colmare un vuoto normativo che da tempo penalizzava le imprese e le istituzioni italiane impegnate nel settore.

Se approvato, il DDL istituirà regole chiare per autorizzazioni, responsabilità, controllo delle tecnologie dual use, gestione delle orbite e promozione dell’industria. Ma, come spesso accade nei grandi progetti legislativi, la strada verso l’approvazione è costellata di interrogativi, tensioni e scelte che segneranno il futuro.

L’Italia è tra i pochi Paesi al mondo a vantare una catena industriale spaziale completa: dai satelliti ai lanciatori, dalla propulsione alle applicazioni downstream. Eppure, fino ad oggi, ha agito senza una vera “legge dello spazio”.

 Le imprese italiane che vogliono accedere all’orbita devono rivolgersi a norme frammentarie, a regolamenti europei o persino a giurisdizioni straniere, come quella lussemburghese o britannica, per ottenere certezza legale. Una situazione che ha scoraggiato investimenti e frenato lo sviluppo.

Durante i lavori della Commissione, è stato osservato come non si possa costruire un settore strategico del XXI secolo su basi giuridiche obsolete o inesistenti. Da più parti, si sottolinea l’urgenza di allineare le ambizioni industriali e scientifiche del Paese a una cornice normativa efficace e moderna.

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Il DDL si articola in oltre 30 articoli, suddivisi in quattro titoli. Al centro vi sono tre elementi chiave:

  1. Un regime autorizzativo per le attività spaziali, con un sistema di licenze che include controlli su sicurezza, ambiente e compatibilità con le politiche estere e di difesa.
  2. Il rafforzamento del ruolo dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), che assumerà anche compiti di regolazione tecnica, oggi in parte affidati all’ENAC.
  3. L’istituzione di un Fondo nazionale per l’economia dello spazio, con una dotazione iniziale di 35 milioni di euro nel 2025, destinata a salire negli anni successivi.

Non mancano poi disposizioni su responsabilità civile per danni da attività spaziali, protezione dei dati spaziali, promozione delle PMI e tutela della sovranità nazionale.

L’articolo che ha catalizzato il dibattito è il 25, quello che prevede la possibilità per l’Italia di affidare, in casi di emergenza o minaccia, le comunicazioni strategiche a operatori internazionali “alleati”. Tradotto: via libera all’uso di reti come Starlink, gestite da aziende extraeuropee, per garantire continuità operativa a istituzioni e forze armate.

In Commissione, alcuni senatori hanno espresso forti riserve. C’è chi ha definito rischiosa la possibilità di affidarsi a soggetti che operano secondo logiche commerciali e geopolitiche non sempre allineate agli interessi nazionali. In particolare, è emersa la preoccupazione che questa apertura possa generare una dipendenza tecnologica in settori chiave della sicurezza nazionale, proprio mentre l’Europa cerca di rafforzare la propria autonomia strategica attraverso iniziative come IRIS².

Il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato per mercoledì 9 aprile 2025. Secondo fonti parlamentari, se ne attendono tra i 50 e i 70, spaziando da modifiche tecniche a proposte sostanziali su temi come la governance, le responsabilità, il ruolo dell’ASI e i criteri di selezione per i partner internazionali.

La discussione vera e propria degli emendamenti inizierà nella settimana successiva e dovrebbe concludersi entro la fine di maggio. L’obiettivo condiviso è quello di giungere a un testo finale da portare in Aula al Senato nella settimana del 1° luglio.

Se il Senato introdurrà modifiche, il provvedimento dovrà ritornare alla Camera per un nuovo esame. L’iter parlamentare potrebbe quindi protrarsi fino all’autunno, ma l’approvazione definitiva entro il 2025 resta un traguardo realistico.

Il DDL Spazio non è solo un testo normativo, ma un banco di prova per la capacità del sistema politico di costruire una visione industriale di lungo termine. Alcuni parlamentari spingono per un approccio centrato sull’autonomia nazionale, chiedendo criteri stringenti su fornitori e tecnologie. Altri preferiscono una legge più aperta, in grado di attrarre capitali esteri e integrarsi con il contesto europeo.

Dal mondo industriale arrivano segnali chiari. Alcuni rappresentanti delle PMI hanno fatto notare che la legge non deve trasformarsi in un ostacolo burocratico, ma piuttosto offrire certezze normative e incentivi all’innovazione. La flessibilità, è stato detto,  sarà cruciale per garantire la competitività delle imprese italiane.

Nel 2023 il settore spaziale italiano ha generato circa 2,3 miliardi di euro di fatturato diretto, ma il potenziale complessivo è ben più ampio, soprattutto se si considerano gli effetti di spillover sul manifatturiero, l’agricoltura, la difesa, la logistica e la protezione ambientale.

Molti osservatori ricordano come oggi lo spazio non sia più solo un tema tecnico o scientifico, ma un dominio strategico. Le attività spaziali influiscono sulla sovranità tecnologica, sulla capacità di proiezione internazionale del Paese, sull’efficienza della pubblica amministrazione. In questo senso, la legge sullo spazio assume una valenza che va ben oltre la dimensione specialistica.

L’Italia è prossima a dotarsi della sua prima legge spaziale. Un traguardo atteso, ma anche una responsabilità. Nei prossimi mesi, Parlamento e stakeholder saranno chiamati a scegliere non solo parole, ma traiettorie. Perché lo spazio, più che una frontiera, è già qui. E chiede regole, visione e coraggio.

Spazio-mare-Roberta-Busatto_

Giornalista, specializzata in Economia dello Spazio, in Economia del Mare e in Mindfulness - istruttrice MBSR e facilitatrice LEGO® SERIOUS PLAY® .Dal 2004 si occupa di Aerospazio e dal 2011 di Economia del Mare. Dirige Economia dello Spazio Magazine, Economia del Mare Magazine e Space& Blue Magazine, oltre a seguire le relazioni istituzionali ed esterne in questi settori per importanti stakeholder. Ideatrice del Progetto "Space&Blue Made in Italy" con il suo Forum Space&Blue e del Progetto "Blue Forum Italia network".